e-philology
Risorse digitali per la filologia --> Note

[1] Con pubblicazione scientifica intendiamo una risorsa digitale non esclusivamente rivolta a un pubblico di esperti o ricercatori. Pur non comportando un lavoro di ricostruzione del testo con strumenti filologici, si tratta in genere di edizioni ‘controllate’ realizzate col supporto di specialisti.

[2] Francesca Tomasi rileva giustamente la difficoltà di valutare scientificamente il testo elettronico a causa della “carenza di principi precostituiti” e propone di alcuni criteri di verificabilità per le edizioni online (vedi http://www.griseldaonline.it/risorse.htm). Su questo si vedano anche le Guidelines for Evaluation per testi elettronici alla pagina del CETH, Rutgers University (http://www.ceth.rutgers.edu/intromat/E-TEXTS.htm). Occorre però aggiungere che talvolta anche i prodotti realizzati non da studiosi, ma su iniziativa autonoma da amatori, collezionisti, ecc. possono rivelare intelligenti soluzioni filologiche. Ne abbiamo preso in considerazione qualcuno, come si vedrà.

[3] La più completa guida a stampa sinora pubblicata è quella dell’Università di Oxford (Condron / Fraser / Sutherland 2000). Descrive molte delle risorse qui segnalate classificandole per argomenti. Una versione ridotta e non aggiornata è disponibile anche online: http://users.ox.ac.uk/~ctitext2/olresources.html. Altri esempi sono: 1) la pagina curata da Patrick Sahle della Università di Colonia (http://www.uni-koeln.de/~ahz26/vl/editech.htm): è una sezione della Virtual Library (http://www.vlib.org), il catalogo digitale di link relativi a varie discipline fondato da Tim Berners-Lee. Specifica per la filologia elettronica, questa pagina elenca e commenta istituzioni, progetti, electronic text centers, liste di discussione, convegni, articoli, presentazioni, recensioni, documentazione varia, edizioni e archivi digitali (online e CD-ROM). 2) la sezione Risorse online a cura di F. Tomasi su http://www.griseldaonline.it/risorse.htm (la versione a stampa, più ampia e commentata, è in Bentivogli / Vecchi Galli 2002: 169-187); 3) la proposta di classificazione delle edizioni elettroniche fatta da Siemens 2002: 265, nota 7.

[4] La prima pubblicazione del lavoro compiuto da P. Busa all’IBM è in formato cartaceo: (Busa 1974). Sarà in versione ipertestuale completa nel 1992: Thomae Aquinatis Opera Omnia cum hypertextibus in CD-Rom, Editoria Elettronica Editel.

[5] Sullo Hinman Collator e i primi esperimenti di collazione automatica si vedano Ott 1992: 1 e Perilli 1995: 22, nota 6.

[6] Roncaglia 1997: 251-276. Rimandiamo a questo saggio per le considerazioni teoriche e i problemi relativi all’edizione elettronica, nonché per le descrizioni dettagliate, anche dal punto di vista tecnico, di alcuni programmi ed edizioni online qui indicati.

[7] Cfr. Roncaglia 1997: 256.

[8] Significa che il programma può essere gratuitamente scaricato dall’utente.

[9] Cioè disponibile gratuitamente, ma per un periodo di tempo limitato.

[10] Edizione 2002.

[11] Per un esempio delle potenzialità di Insight, si veda la collezione cartografica online David Rumsay Map Collection: http://www.davidrumsey.com/.

[12] Sulla ‘paternità’ del Lachmann valgano le osservazioni di Antonelli 1985: 148

[13] Quello di Bédier non è semplicemente un metodo alternativo, ma il polo opposto di Lachmann, tanto che l’ecdotica ancora oggi risulta essere bipartita tra lachmanniani e bédieriani. Tale dicotomia sembra tuttavia ormai superata in Italia, soprattutto grazie alla revisione del metodo di Lachmann operata da Contini in una prospettiva definita ‘neolachmanniana’, cfr. Antonelli 1985: 193-195, e Tavani 1997: 23-25

[14] Fondamentale per la filologia elettronica, perché costituisce la base metodologica dei pionieristici esperimenti di collazione automatica di Froger e Zarri.

[15] “[…] è il solo che possa prescindere al momento da un valutazione preliminare delle varianti” (Antonelli 1985: 172).

[16] Per questo si veda la Parte II di Scrittura e filologia nell’era digitale.

[17] Soprattutto nell’impostazione di collazione per accordi o differenze.

[18] Si registrano casi di edizioni elettroniche o progetti in cui l’accesso è ristretto parzialmente (si veda l’esempio della Keio Gutenberg Bible) o totalmente (Priceton DanteProject, http://etcweb.princeton.edu/dante/index.html), ma solo per tutelare il copyright della ricerca scientifica.

[19] Ci sono tuttavia anche casi di inediti che vengono pubblicati per la prima volta proprio a opera dei curatori dell’edizione elettronica (Llull’s Electoral Writings, Rialc). Sono esempi di come il prodotto dell’attività di ricerca possa essere destinato anche alla sola pubblicazione in rete: la pubblicità stessa garantisce dal ‘furto intellettuale’ (Roncaglia 1997).

[20] In molte edizioni elettroniche l’immagine del manoscritto può essere anche scandita da una copia anastatica (Zibaldone Laurenziano), con il risultato di una difficile lettura per l’utente.

[21] Un buon editore di testi sa che nessuna riproduzione fotografica o microfilmica può sostituire l’analisi diretta del manoscritto. Ma talvolta la tecnologia interviene a livello così avanzato che diventa addirittura possibile vedere ciò che all’occhio umano sfugge (si veda più avanti l’Electronic Beowulf).

[22] A differenza delle immagini dei manoscritti medievali o con complesse varianti d’autore, non necessitano di mediazione filologica.

[23] Dei CD-ROM indicheremo: Edizione (chi pubblica e distribuisce sul mercato il prodotto) e, qualora indicato, Responsabile (chi cura la scelta dei testi o delle edizioni di riferimento o cura l’edizione stessa). A meno che i CD-ROM che non abbiano uno specifico sito Web (con dettagliate spiegazioni sui contenuti e schermate o addirittura demo), diamo la pagina Web dell’editore, dove in genere, oltre a una scheda indicativa, sono dati anche dettagli tecnici, costo e modalità di acquisto.

[24] Il progetto “Gutenberg Digital” (http://www.gutenbergdigital.de/), promosso nel 2000 in occasione dei seicento anni della nascita di Gutenberg nel 2000, prevede anche la pubblicazione dell’omonimo CD-Rom, Edizioni: K.G. Saur; Responsabili: E. Mittler e S. Füssel. Può essere ordinato dalla home page del progetto o presso l’editore: http://www.saur.de/.

[25] Non molto chiara, in realtà, ma è senz’altro una originale soluzione.

[26] Molte delle edizioni qui esaminate studiano le varianti d’autore e il divenire dell’opera attraverso gli stadi successivi dei documenti (Nachlass, Melville, Stijin Streuvels). Perciò abbiamo preferito usare la definizione ‘genetica’ in riferimento alla scuola francese e includere dunque quei soli prodotti che sono stati esplicitamente realizzati secondo tale metodo (pubblicazione dell’avantesto).

[27] Vedi la Parte II di Scrittura e filologia nell’era digitale.

[28] Per capire quanto possano essere voluminose le edizioni genetiche, si veda l’esempio di due recenti pubblicazioni a stampa, una su Goethe: http://www.fundp.ac.be/philo_lettres/allemand/littgen.html; e una su Beckett: http://reference.routledge-ny.com/books.cfm?isbn=0815337671.

[29] Il problema della codifica sulle trascrizioni dei singoli manoscritti costituenti la tradizione o piuttosto su edizioni critiche accreditate (ciò vale in genere nel caso di tradizioni molto estese, per es. Dante), ha sollevato una interessante discussione nel corso del convegno SISMEL (Leonardi 1998: 121-124 ). Se la prima soluzione sembra andare verso una linea bédieriana, la seconda sembra invece lachmanniana (Leonardi 1998: 123), riproponendo così la storica divisione di metodi anche in ambito elettronico.

[30] Cfr. supra Parte II, § 2.2.

[31] Un esempio parziale del lavoro compiuto per il CD-ROM allo IATH è disponibile online: http://jefferson.village.virginia.edu/piers/; http://www.iath.virginia.edu/piers/archive.goals.html (in HTML trascrizione e immagini di 8 manoscritti, testo critico e ricostruzione dell’archetipo B, risultati della collazione eseguita con Collate).

[32] Si può vedere qualche schermata dell’edizione nel breve articolo degli editori su: http://www.kantl.be/ctb/vanhoutte/projects/teleurgang.htm. Per una definizione più dettagliata su questa edizione e la spiegazione della teoria a essa sottesa cfr. De Smedt / Vanhoutte 2000.

[33] Sul piano teorico, gli editori la propongono come una nuova edizione, dopo quella curata dal Lachmann, che realizza i principi opposti della New Philology e della New Philogeny: infatti da un lato rende conto della variabilità e instabilità della trasmissione manoscritta con la presentazione di tutti testimoni, tra loro collegati in hyperlink; dall’altro costruisce lo stemma della tradizione con l’uso di programmi appositi (Collate).

[34] Karl D. Uitti preparando insieme al suo collega Alfred Foulet, alla fine degli anni ‘80, l’edizione a stampa del Charrette, trovò estremamente vantaggioso l’uso di Word Perfect e del programma Tornado Notes per la registrazione di varianti. Negli anni ‘90 decise di codificare in SGML le trascrizioni dei manoscritti per una versione online del Charrette. È uno di quei casi in cui il testo elettronico “formato di passaggio” per la preparazione di un’edizione cartacea, viene recuperato per realizzare un’edizione elettronica.

[35] In questa nostra rassegna ne abbiamo incluso solo due. Per un elenco abbastanza completo si veda la Directory of Electronic Text Centers del CETH: http://harvest.rutgers.edu/ceth/etext_directory/.

[36] Collana diretta da Roberto Antonelli, Editore: Dipartimento Studi Romanzi - Università di Roma “La Sapienza”

[37] Su Web è disponibile un trailer, mentre il CD-ROM è acquistabile online (http://mall.shopla.it/quid/)

[38] Per maggiori informazioni: http://www.medieval.unimelb.edu.au/ductus/overview.html